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Cosè il Radon

Ventilazione contro il Radon   ESTRATTO DA   radon-protezione_edifici fvg

Filtri         NORMATIVA ISO 16890

 

                                                                                                            

Cosè il Radon indicazioni e proposte per la protezione degli edifici dal Radon

Il radon è un gas radioattivo naturale inodore ed incolore prodotto dal decadimento radioattivo dell’uranio. Il periodo di dimezzamento del radon (ossia il tempo in cui dimezza la sua concentrazione per decadimento naturale) è di 3,8 giorni. L’unità di misura della concentrazione è il Becquerel al metro cubo (Bq/m3) (1 Bq corrisponde ad una transizione nucleare al secondo). L’uranio è uno dei più antichi elementi naturali esistenti sulla terra ed è distribuito ubiquitariamente, ossia ovunque sulla crosta terrestre, benché la sua concentrazione vari da luogo a luogo. Anche la concentrazione nei materiali da costruzione è variabile ed è più alta nei tufi, nelle pozzolane e nei graniti, mentre risulta inferiore nei marmi e nelle arenarie. Il radon viene generato dall’uranio presente nel terreno e poi si diffonde nell’aria presente nel sottosuolo che è in costante scambio con l’aria dell’atmosfera. Da un sottosuolo poroso o fratturato si diffonde facilmente in superficie raggiungendo anche distanze considerevoli dal punto in cui è stato generato. Viceversa, un terreno compatto, per esempio con un’alta percentuale di limi o argille, può costituire una forte barriera alla sua diffusione. Nella dinamica degli spostamenti dal suolo alla superficie, gli edifici svolgono un ruolo attivo: talora l’edificio penetra nello strato superiore del terreno e funziona come una pompa aspirante risucchiando l’aria dal terreno circostante. Una parte dei prodotti di decadimento del radon, anch’essi radioattivi, si attaccano a polvere, fumo e vapore e possono essere inalati. Si fissano, così, all’interno dell’apparato respiratorio (bronchi e polmoni) danneggiandone le cellule ed aumentando il rischio di possibili processi cancerogeni. Tale rischio è proporzionale alla concentrazione di radon ed al tempo trascorso in ambienti ove esso è presente.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) ha stimato che, dopo il fumo, il radon è la causa principale del tumore polmonare. In ambienti aperti la concentrazione del gas non raggiunge quasi mai livelli pericolosi (normalmente inferiore a 30 Bq/m3), mentre nei luoghi chiusi (abitazioni, scuole, ambienti di lavoro, ecc.) può raggiungere concentrazioni elevate potenzialmente dannose per la salute. Risulta quindi importante approfondire l’argomento per trovare soluzioni in grado di ridurre la presenza del radon nelle nostre abitazioni.

Fonte http://ispesl-oeav.linkback.net/repo/fvg/altre/item.00015?tic=1570628686516

                                                                                                       

RADON COME CON LA VENTILAZIONE MECCANICA CONTROLLATA SI PUO' TENERE BONIFICATE LE ABITAZIONI

ESTRATTO DA   radon-protezione_edifici fvg

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4.4 Ventilazione degli scantinati:

Poiché il radon si infiltra dagli scantinati, operare un loro abbondante ricambio di aria può diminuirne la concentrazione al punto da rendere innocua l’aria della cantina e non avere più un trasporto rilevante di radon da questa ai locali di soggiorno. Se si usa un ventilatore di aspirazione in cantina, si genera una depressione che fa aumentare l’aspirazione d’aria dal sottosuolo, ma agendo questo anche nei confronti dei locali di soggiorno, impedisce al radon di penetrarvi e lo espelle all’aperto. L’intensa ventilazione della cantina in inverno ne abbassa però la temperatura, perciò occorre isolare bene le parti della costruzione a contatto coi locali di soggiorno riscaldati (soffitto della cantina, pareti del vano scala, lato inferiore delle scale ecc.) e le condutture dell’impianto di riscaldamento. Tuttavia, in genere, nei periodi invernali la ventilazione delle cantine viene comunque ridotta. Questo tipo di intervento diventa quindi spesso poco efficace proprio nei periodi in cui l’emanzione di radon è maggiore. È evidente, quindi, il motivo per cui questa metodologia venga in genere considerata provvisoria in attesa della realizzazione di altre opere di risanamento.

4.5 Ventilazione dei locali abitativi e filtrazione dell’aria

In presenza di infiltrazione di radon dalla cantina, è possibile diminuirne la concentrazione nella zona abitata intensificando il ricambio d’aria. Si produce così una riduzione temporanea della concentrazione di radon. Nei periodi freddi questa strategia presenta evidenti controindicazioni: se si aprono spesso le finestre per garantire un forte ricambio d’aria diminuisce la temperatura degli ambienti e di conseguenza anche il comfort abitativo. Una soluzione migliore è costituita dall’installazione di un impianto di ventilazione con recupero del calore.

Prima dell’espulsione, tramite uno scambiatore o una pompa di calore, si estraggono il calore e l’umidità dall’aria raccolta e si trasmette il calore all’aria fresca.

Gli impianti di ventilazione con recupero del calore consentono un intenso ricambio d’aria (necessario per ridurre la concentrazione di radon) anche durante l’inverno, senza eccessive perdite energetiche. Inoltre, il ricambio d’aria è garantito ininterrottamente e non dipende dalle abitudini degli abitanti. In alternativa esistono impianti di filtrazione dell’aria muniti di filtri a carboni attivi in grado di catturare il radon presente in un ambiente.

                                                                                       

NORMATIVA ISO 16890

La nuova norma ISO 16890 per classificare i

filtri aria impiegati nei sistemi di ventilazione meccanica controllata.

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Siamo ormai abituati a sentir parlare periodicamente emergenza inquinamento dell’aria.  Infatti il 92% della popolazione mondiale, secondo l’OMS, vive in luoghi in cui i livelli di qualità dell'aria non rispettano i limiti stabiliti. Sempre secondo l’OMS le polveri sottili sono responsabili di circa 2 milioni di decessi nel mondo all'anno.

La granulometria delle polveri sottili è stata suddivisa in categorie identificate con la sigla PM (Particulate Matter  o Materia Particolata, cioè in piccole particelle). Abbiamo sicuramente già sentito parlare delle categorie PM10, PM2,5 e PM1. Ognuna rappresenta un range di dimensione di inquinante:

•  PM10 – particolato formato da particelle inferiori a 10 µm e fino a 0,3 µm

•  PM2,5 – particolato fine con diametro inferiore a 2,5 µm µm e fino a 0,3 µm

•  PM1,  – particolato con diametro inferiore a 1 µm µm e fino a 0,3 µm

 

Vale la pena ricordare che un micròmetro (o  mìcron), indicato con il simbolo µm, è pari a 10–6  m (un milionesimo di metro, cioè un millesimo di millimetro).

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I termini “polveri sottili”, “PM10” e “PM2,5” sono ormai entrati nel gergo comune ed è possibile accedere a siti informativi per comprenderne al meglio il significato e per essere al corrente dei livelli di concentrazione nei luoghi in cui viviamo.

E’ quindi logico che, a fronte di questa diffusione e condivisione di informazioni, anche la normativa si adegui per permettere la valutazione delle prestazioni di filtrazione delle polveri sottili da parte di un filtro.

La nova norma internazionale ISO 16890, sulla classificazione dei filtri, fa proprio questo: mette in correlazione le polveri PM con la prestazione dei filtri.

La norme individua 4 categorie di efficienza:

http://www.gardair.it/images/pagine/tabella_iso.jpg

Alla sigla ePMx viene poi abbinata percentuale che indica l’efficienza del filtro per una determinata categoria. Ad esempio “ePM10 50%” indica che il filtro può trattenere il 50% in massa del particolato PM10 immesso nel filtro.

Per i filtri che non trattengono il 50% del PM10 viene indicata l’efficienza “coarse” che corrisponde con l’arrestanza iniziale del filtro.

Gardair, nella sua gamma per la pre-filtrazione, può contare su filtri con classificazione ISO COARSE e ISO ePM10 nella versione ondulata e piana. Riportiamo qui di seguito una tabella comparativa tra i filtri testati secondo la ISO 16890 e la vecchia EN 779:

http://www.gardair.it/images/pagine/tabella_filtri.jpg

La nuova classificazione dei filtri porta a chi deve sostituirli anche a chi ha una macchina di produzione datate a adeguarla agli standard attuali.

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